Lucia Sala, 100 gondole Lariane
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Vi presentiamo le parole della bellagina Lucia Sala, autrice del libro "Cento gondole lariane. Vita e lavoro con le grandi barche nel racconto dei protagonisti"
(edizioni New Press, pagg. 240, immagini, euro 24) che ci racconta le atmosfere che hanno ispirato la sua opera. "Questo lavoro ha avuto inizia qualche anno fa, quando dopo la pubblicazione del mio primo libro “Tacàa al fööch” Mario Barindelli mi disse di voler raccontare la vita sua e della sua famiglia, che da generazioni hanno lavorato con le gondole, trasportando sul lago ogni genere di merce.
Ho frequentato Mario per più di due anni, quando andavo a trovarlo nella sua casa a Loppia era per me come vivere un viaggio nel tempo: i muri della sua cucina erano tappezzati di fotografie e ricordi di una vita, i numerosi soprammobili parlavano di barche e di lago, qui ogni giorno mi raccontava un frammento del nostro passato e del suo lavoro, tramandato da generazioni: una sapienza millenaria destinata a scomparire assieme agli ultimi veri uomini di lago.
Che cos’è un uomo di lago? Una risposta possiamo trovarla tra le righe del racconto di Mario Barindelli, quando ad esempio ricorda che già a quattro anni giocava navigando a bordo di un piccolo barchino, oppure quando descrivendo le abitudini dei pescatori di Loppia dice che spesso dormivano nei loro batei perché “la barca era sentita più casa della loro stessa abitazione”. Mario non ha mai guidato automezzi, perché a lui non servivano: per muoversi c’era la barca, il motoscafo, la gondola.
Anche mio nonno Pieroto, classe 1905, era un uomo di lago: faceva il pescatore, come suo padre e suo nonno, e aveva un batel da pesca: non ha mai posseduto un’auto, neppure un motorino o una bicicletta, perché per le sue necessità aveva la barca.
Un uomo di lago e un uomo di terra sono come una rana e un gatto: la prima può stare anche nei prati e nei boschi, ma deve spesso tornare in acqua, un gatto invece vi si avvicina solo per bere o per mangiare."





